Allerta ONU: una specie su 8 rischia estinzione

Un milione di piante e animali sono sull’orlo dell’estinzione a causa degli umani, ha avvertito l’ONU. L’impatto sulla natura, causato dall’attività...

Allerta ONU: una specie su 8 rischia estinzione.

Un milione di piante e animali sono sull’orlo dell’estinzione a causa degli umani, ha avvertito l’ONU. L’impatto sulla natura, causato dall’attività umana, è catastrofico, dicono gli scienziati.

L’estinzione di piante e animali accelera con velocità terrificante.

Secondo il rapporto della piattaforma scientifico-normativo intergovernativa sulla diversità biologica e servizi ecosistemici (IPBES), quasi un milione delle specie esistenti (tra gli 8 milioni stimati sulla Terra) sono sull’orlo dell’estinzione.

L’IPBES, per analogia con l’Intergovernmental Panel on Climate Change, è stato creato per fornire informazioni adeguate sulla conservazione della biodiversità. Il rapporto, preparato da 145 autori provenienti da 50 paesi, è una raccolta di informazioni da 15mila fonti accademiche. Durante la sua ultima sessione a Parigi, l’IPBES ha presentato una versione adattata per i politici.

Secondo IPBES, i fattori che maggiormente influenzano la biodiversità sono i cambiamenti nel sistema di sfruttamento del territorio, l’uso diretto degli animali (ad esempio caccia), i cambiamenti climatici, inquinamento ambientale e diffusione delle specie invasive.

Secondo il riassunto del rapporto, l’attività umana ha radicalmente cambiato quasi il 75% del territorio terrestre e ha influenzato in qualche modo il 40% degli oceani del mondo.

Ad esempio, secondo i dati relativi all’anno 2000, la razza umana ha completamente distrutto più dell’80% delle paludi. Inoltre, ora più di un terzo del terreno viene utilizzato per l’agricoltura. La pesca industriale si svolge nel 55% degli oceani.

Secondo i dati del 2015, in molti casi i pescherecci raccolgono importi superiori a quanto consentito. In totale, ogni anno l’umanità sfrutta quasi 60 miliardi di tonnellate di risorse naturali, sia rinnovabili che non rinnovabili; quasi il doppio del numero corrispondente dell’anno 1980.

Un desolante panorama.

Gli autori del rapporto dicono che un milione di piante e animali (degli otto milioni in totale) potrebbero scomparire nel prossimo decennio.

Il 40% degli anfibi, il 33% dei coralli e più di un terzo dei mammiferi marini sono in pericolo di estinzione.

Per quanto riguarda gli insetti, la cifra raggiunge quasi il 10%. Dal sedicesimo secolo almeno 680 specie di invertebrati sono completamente scomparse. Inoltre, dal 1870 abbiamo perso quasi la metà delle barriere coralline. Allo stesso tempo, la quantità di specie invasive in 21 paesi è stata aumentata del 50%.

Le foreste occupano ora il 68% dello spazio rispetto all’era preindustriale. Quasi la metà delle superfici agricole è emersa attraverso la deforestazione. Inoltre, gli umani continuano a sfruttare le foreste primarie. La superficie delle foreste è stata ridotta del 7% negli anni 2000-2013.

Gli scienziati ritengono che la maggior parte dei 20 obiettivi per la conservazione della biodiversità non saranno raggiunti entro il 2020. La perdita di biodiversità, a sua volta, influenzerà i 22 dei 44 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che sono legati allo sradicamento della fame e della povertà, del benessere, dell’acqua pulita, del clima e di altri argomenti.

Gli esperti ritengono che sia ancora possibile invertire la situazione, ma saranno necessari cambiamenti sistematici a tutti i livelli, compresa la politica mondiale

Nel 2018, i biologi calcolarono che al ritmo attuale di estinzione dei mammiferi ci sarebbero voluti dai 3 ai 5 milioni di anni per recuperare la biodiversità. Anche se l’estinzione finisse in questo momento, occorreranno 500 mila anni per tornare alla biodiversità che avevamo prima dell’estinzione di massa.


Scritto da Anima Gemella, Aggiornato a martedì 7 Maggio 2019, Pubblicato in Scienza